A che gioco giochiamo?
Il 93% dei titoli che prima della crisi avevano il massimo dei voti, la famosa tripla A, adesso son declassati a "Junk", spazzatura.
Ecco i capi di accusa:
le agenzie di rating, che sono soggetti privati, non si muovono in tempo e come si muovono fanno danni e se la politica non le tronca cominciano a farlo gli investitori traditi in tribunale.
Ad esempio, Moody's affermando che le banche italiane sono a rischio di contagio Grecia, anche se poi il giorno dopo la stessa agenzia di rating americana ha cambiato i toni, affermando che l'Italia ha minori difficoltà nel controllo del debito, altro non ha fatto che alimentare la speculazione non dando indicazioni veritiere agli investitori.
Moody's usa per le proprie valutazioni valori da Aaa a C per il lungo termine e per il breve termine da P-1 a NP
Standard & Poor's classifica i rating da un massimo di AAA ad un minimo di D per il lungo termine, mentre per il breve va da A1 a C
Fitch ha un rating molto simile a quello di S&P per il lungo periodo, mentre per il breve va da F1 a F3 (categoria di investimento) e da B a D (categoria speculativa).
Mai come oggi i voti assegnati dalle agenzie di rating dettano il corso dell'economia mondiale.
Moody's, Standard & Poor's e Fitch controllano da sole circa il 96% del mercato. Senza la loro parola sulla capacità dell'emittente di fare investimenti e rinforzare il debito nessuno potrebbe finanziarsi sul mercato. Il loro giudizio equivale ad una sentenza, anche se il meccanismo di assegnazione dei voti lascia piuttosto perplessi riguardo la loro efficacia e imparzialità. In realtà la storia anche recente invita a mantenere molta cautela sui loro giudizi. Basta vedere quanto è accaduto a Lehman Brothers, la banca d'affari americana, che ha dichiarato bancarotta il 14 settembre 2008, e che fino a poche ore prima del dissesto rientrava nella schiera delle società affidabili con un rating A, attribuito a chi ha una solida capacità di ripagare il debito. Sempre nel 2008, il 6 settembre, le agenzie federali specializzate nei settori dei mutui americane Fannie Mae e Freddie Mac, chiedevano un disperato salvataggio pubblico da 200 miliardi di dollari, conservando una tripla A, il massimo concesso in affidabilità dalle agenzie. Nel 2001 la valutazione di Enron fu abbassata appena tre giorni prima del crack del colosso energetico statunitense. Una storia che ricorda anche i 50mila riparmiatori italiani coinvolti nel 2003 nel Default delle obbligazioni Parmalat. Più che arbitri imparziali i signori del rating Moody's, Standard & Poor's e Fitch sono visti come giocatori in campo, perchè nel loro capitale spesso ci sono soggetti che operano proprio nel mondo della Finanza e ricevono grandi benefici o profondi danni dalle situazioni della Borsa. E' esemplare il caso Moody's, quotato a sua volta in Borsa; la maggioranza del suo capitale è in mano a grandi gestioni di Fondi d'investimento e a Big della finanza.
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